dell’autore Franck Thilliez
Titolo: 1991
Autore: Frank Thilliez
Editore: Fazi editore
Genere: Thriller psicologico
Pagine: 468
Anno: 2025 (pubblicazione in Italia)

Non sono solita leggere libri con “la prima indagine di…” come sottotitolo, ma si sa, da quando ho aperto il profilo di Libricitante, molte cose che non facevo e generi che non leggevo sono diventati la mia routine, e di questo ne sono grata.
Comunque, trattandosi di Thilliez mi sono fidata ciecamente, e ho fatto bene!
Ho trovato la scrittura tanto familiare, sempre intricata ma con uno stile incredibile e inconfondibile. I dialoghi hanno riportato alla mente le serie tv poliziesche, che ci portano a vivere il distretto dall’interno, attraverso la psicologia di chi ci lavora, a fatica gode di una vita privata al di fuori del lavoro. Ci sono ovviamente dei cliché sullo stile di vita di un poliziotto, ma Thilliez ce li riporta con stile e carattere.
Le associazioni di Sara
Le ambientazioni sono incredibilmente cupe e riportano ad una Parigi maledetta, la stessa che – permettetemi la solita analogia con il database del mio cervello – si ritrova in Tomb Raider, The Angel of The Darkness.

Fonte immagine: https://prod.assets.earlygamecdn.com/images/Tomb-Raider-angel-of-darkness.jpg?transform=article3x_webp
Se tra i lettori di questa umile recensione c’è qualche appassionato, capirà benissimo cosa intendo. In questo capitolo, Lara Croft si trova a dover esplorare tra i vicoli di Parigi, in cerca di indizi che la porteranno ad un mondo oscuro e mostruoso.
In un certo senso, è ciò che si troverà nella strada di Franck Sharko, solo che in questo caso l’oscurità abita l’animo umano, senza che vi siano interferenze che non appartengono a questo mondo.
Se poi ci mettiamo la forte dose che si cela dietro alla “magia” di questo libro, non può che venirmi in mente Il codice da Vinci, il film ovviamente, perché il libro non l’ho mai letto!
Quelle atmosfere di forte mistero, dell’ignoto; quella perenne sensazione di trovarsi all’inseguimento di un fantasma, di qualcosa o qualcuno che sembra non esistere eppure è vero, è vivo e agisce nell’ombra, ci portano interamente dentro ai pensieri e alle sensazioni di Sharko e i suoi colleghi.
I libri citati
Uno dei dettagli da non tralasciare e che da lettori è sempre ben apprezzato, è la citazione dei vari romanzi che vengono citati all’interno della narrazione. Personalmente non ho mai letto I Fiori del Male nonostante io ne abbia una copia. Ma il titolo di quest’opera mi ha sempre affascinata e ritrovarlo in questo libro mi ha fatto venire voglia di capirci qualcosa in più.
“Per dimostrare che la bellezza puo emergere anche dal male, per quanto estremamente complicato”
In un dialogo tra due personaggi si cerca di capire quale fosse l’intento di Baudelaire nell’intitolare la sua raccolta di poesie con un ossimoro tale.
Questo però non è stato l’unico libro, benché quasi un vero e proprio protagonista, che ha suscitato in me una certa curiosità. L’Horla di Guy de Maupassant è un titolo di cui non conoscevo minimamente l’esistenza e che mi ha attratta insieme ad un altro libro citato, ovvero L’uomo invisibile di H. G. Wells, già autore de La macchina del tempo, per via dei misteri che Thilliez a costruito attorno a queste opere.
La struttura di 1991 – tra thriller e poliziesco
Mi è piaciuto molto il fatto che l’autore abbia inserito un caso apparentemente marginale ma di incredibile importanza per capire la psicologia del protagonista e non solo. Da qui intuiamo quanto è importante sentirsi parte di un qualcosa nel mondo della giustizia.
La tensione invece viene creata dal crescendo attraverso cui Sharko e i suoi colleghi si avvicinano al colpevole. Diametralmente ognuno scopre per conto proprio importanti rivelazioni che tengono letteralmente in bilico il lettore.
Dove sta la pecca?
Se però non do pieni voti a questo libro – non farò spoiler – è per via dell’eterno ritorno. C’è un tema ridondante che, per mia personalissima esperienza, ho già ritrovato nei libri di Thilliez. Quando si legge spesso un solo autore, si capisce che il suo stile, i suoi toni, i suoi tratti distintivi sono le caratteristiche che vogliamo ovviamente ritrovare nei libri. Non ci si aspetta però che le storie abbiano elementi in comune tra di loro, a meno che questi non siano collane o parte di una saga.
Vale la pena leggerlo?
Assolutamente sì.
Mi sono innamorata del genere thriller attraverso i libri di Thilliez. La scrittura è ipnotica, ci si sente disorientati e questo può avere due possibili conseguenze: o si ama questa sensazione di ignoto, tipico di chi brancola nel buio; o si odia tanto da percepire stopposo il tutto. Ecco se anche voi, come me, appartenete alla prima categoria, questo libro fa sicuramente al caso vostro!
Sara @libricitante


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