Recensione di Una di famiglia: Thriller di Freida McFadden

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Titolo: Una di famiglia – The Housemaid
Autore: Freida McFadden
Editore: Newton Compton Editori
Genere: Thriller
Pagine: 320
Anno: 2024

copertina di una di famiglia di freida mcfadden

Lo ammetto, non ho letto questo libro aspettandomi davvero il thriller del secolo, e per fortuna è andato tutto bene. Non avendo grandissime aspettative non sono rimasta delusa e non posso dire di essermi pentita di averlo letto prima che arrivi il film.

Fonte immagine e trama: https://tidd.ly/3L5feo3

Trama

Millie è in cerca di un lavoro per ricominciare una nuova vita. Pur non avendo referenze, riesce a farsi assumere come governante nella lussuosa villa dei Winchester. Non è esattamente il lavoro dei suoi sogni: polvere e cattivo odore invadono le stanze, e la padrona di casa, Nina, è una donna annoiata e instabile, che sembra godere nel vederla faticare dalla mattina alla sera. Però, quantomeno, Millie qui può fingere di essere un’altra e sentirsi al sicuro dalle ombre che la tormentano. Ma qualcosa non quadra in casa Winchester: la porta della sua stanza si chiude solo dall’esterno, e il giardiniere, Enzo, fa di tutto pur di metterla in guardia… ma da cosa, esattamente? Nonostante i presagi siano sempre più inquietanti, Millie deve resistere, non ha altra scelta. Quando conosce Andrew, l’affascinante marito di Nina, ha una ragione per restare e sentirsi al sicuro. Il passato non può raggiungerla. Ma Millie ancora non sa che i segreti della famiglia Winchester sono molto più pericolosi dei suoi…

Ora, se siete arrivati fin qua e avete letto il libro potete continuare, ma se ancora non lo avete fatto, vi suggerisco di leggere la mia opinione solamente a libro concluso, perché non baderò a spoiler.

Fatto? Perfetto!

Partiamo dal presupposto che Millie è un anti eroina e che l’autrice ci porta inevitabilmente a stare dalla sua parte. Prima di tutto perché Nina ci viene presentata come una persona instabile, con disturbi psichiatrici e che continua a dare problemi alla nostra povera Millie, che cerca di fare di tutto pur di non cedere alla tentazione di rubarle il marito e di non creare problemi, insomma si costringe a fare la sottona di Nina pur di tenersi questo lavoro. L’autrice riesce nel suo intento di farci credere che Millie stia riscattando finalmente la vita che merita quando finalmente Andrew Winchester riesce a liberarsi della moglie.

Tuttavia, essendo un thriller, ed essendo uno di quelli che speriamo non essere troppo scontato, allertiamo i nostri sensi di ragno da lettore o lettrice per cercare di capire dove Freida vuole andare a parare ed eccolo lì, l’indizio che illumina ogni cosa, la frase che Andrew urla contro Nina mentre la sbatte fuori di casa:

«Questa è casa mia Nina, l’ho comprata ancora prima che ci conoscessimo. Ti ho concesso di vivere qui. […]»

Questo vuol dire solo una cosa: che il pericolo è Andrew, non Nina come vuole farci credere l’autrice fino ad ora, e quante volte il povero Enzo ha provato ad avvisare sia Millie che noi.

Da qui iniziano una serie di congetture, e tutto si rischiara nella mente. Si prosegue la lettura per snodare i fili connessi ma ingarbugliati e il finale è sorprendente. Sappiamo come andrà a finire in un qualche modo, ma non ancora bene come. Ed è qui che troviamo la capacità dell’autrice nell’inserire piccoli elementi che ci fanno arrivare piano piano alla soluzione. Il fatto che Andrew abbia studiato la casa a tavolino in fase di costruzione e ristrutturazione, pianificando nel dettaglio anche quella stanzetta, viene chiarito meglio dopo, ma le prime avvisaglie sono evidenti.

Sarebbe un eufemismo dire che dietro ogni “grande” uomo c’è sempre una “grande” donna, magari troppo severa, un po’ troppo esagerata nell’educazione, tanto da ottenere un adulto in stile Andrew Winchester come risultato.

Quali sono però gli elementi che non mi hanno convinta come mi aspettavo? 

Potrebbe essere un difetto di queste edizioni, oppure della scelta di dare più attenzione agli espedienti narrativi piuttosto che allo sviluppo dei personaggi: è molto più semplice creare suspence se non ci si deve concentrare sulla psicologia di ognuno di loro. 

Perché definisco anche questo un comfort thriller? Semplicemente perché i protagonisti sembrano piatti e troppo lineari. Incarnano alla perfezione i cliché della famiglia americana, un po’ come per Un matrimonio perfetto, senza però cercare di approfondire se non il tanto da farci capire quanto basta.

E i pro?

Inutile dire che i punti a favore restano ancora una volta i capitoli brevi e il cambio POV sebbene non così repentino come nei libri di Jeneva Rose. In più l’autrice ci spinge dalla parte di Millie, prima per come viene trattata da Nina, poi perché è una vittima costretta a diventare carnefice per difendersi in un mondo di soprusi, in cui gli uomini pensano di avere un qualsiasi tipo di potere sulle donne. Con questo tema non possiamo che sentirci empatici con il personaggio di Mille, ecco perché la definisco una anti-eroina, in questo caso.

Quindi il fine giustifica i mezzi?

La lascio qui, come domanda aperta, a voi il verdetto.

Ora sono curiosa di sapere cosa si è inventata l’autrice nei libri successivi.

Sara @libricitante



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