Gli inganni di Locke Lamora

banner recensione gli inganni di locke lamora

di Wendy

Titolo: Gli inganni di Locke Lamora
Autore: Scott Lynch
Editore: Mondadori
Genere: Fantasy
Pagine: 612
Anno: 2020

Recensione di un libro che ho quasi mollato, e invece mi ha tenuta incollata per un mese…

Vi lascio comunque il link per acquistare il libro QUI

Trama: 

gli inganni di locke lamora di scott lynch

Locke Lamora, orfano e truffatore nato, guida un gruppetto selezionato di imbroglioni professionisti: i Bastardi Galantuomini. La loro specialità? Derubare l’élite della città di Camorr, una sorta di Venezia fantasy in cui il crimine è un’arte e la sopravvivenza, un miracolo quotidiano.

 

Fonte immagine Feltrinelli.it

Tutto fila liscio finché non arriva il Re Grigio, un villain misterioso e spietato che ha tutta l’intenzione di mettere a ferro e fuoco l’ordine criminale cittadino. E Locke? Finisce nel mezzo.

Tra travestimenti, giochi di potere e parecchi pugni in faccia, la truffa si trasforma in vendetta.

Prime considerazioni

Dunque, non so bene cosa sia successo, ma questo libro, alla fine, mi è piaciuto da matti.

E dire che per un attimo ho davvero pensato di abbandonarlo (tipo “vabbè, è stato bello, ma se va avanti così lo finisco alla prossima reincarnazione)

Invece no. Mi ci sono voluti quasi trenta giorni di lettura intensa, sudore, lacrime e molta testardaggine… e ora mi mancano pure i personaggi. Che truffa, signori. Una bellissima truffa letteraria.

Un po’ di contesto (giusto per capire di che libro stiamo parlando)

Gli inganni di Locke Lamora è il primo libro della serie “I Bastardi Galantuomini” scritta da Scott Lynch, e se non ne avete mai sentito parlare è il momento giusto per rimediare.

Si tratta di un fantasy con pochi incantesimi e tanta furbizia, dove la magia è roba per pochi eletti, ma le vere magie le fanno i personaggi con le parole, gli inganni, e una faccia tosta da far impallidire mezzo regno.

Il protagonista, Locke, è un ladro, un po’ stile Lupin o Kaito Kid. I suoi colpi non sono furti: sono spettacoli teatrali, truffe elaborate ai danni di nobili annoiati e troppo ricchi per il loro bene.

Recensione (sincera, come sempre)

Lo stile di Scott Lynch è uno dei punti forti del libro.

Sì, è spesso volgare, pieno di insulti creativi e parolacce degne di un pescatore in un’osteria di porto, ma è tutto perfettamente contestualizzato. Ogni battuta, ogni cambio di registro serve a costruire l’atmosfera e a farci entrare nel mondo dei personaggi. E quando serve, sa diventare serio, poetico, anche tenero.

Il worldbuilding è pazzesco: Camorr sembra vivere, respirare, puzzare. Ogni angolo ha una storia, ogni vicolo un pericolo, ogni palazzo un segreto. È un luogo crudele, affascinante, pieno di contraddizioni, e Lynch ce lo mostra senza mai annoiare.

La struttura a doppia linea temporale è gestita benissimo. Alterna la storia presente con i flashback sull’infanzia di Locke e sulla sua formazione (a metà tra orfanotrofio e accademia del crimine). Il risultato è che capisci i personaggi da dentro, come si sono rotti e ricomposti.

E loro, i personaggi… li amerete. Locke è brillante, arrogante, tragico. Jean è la spalla perfetta, un omone con gli occhiali e un’ascia letale. Cimice è il cucciolino del gruppo. E padre Catena è il mentore che tutti vorremmo, ma probabilmente finiremmo per deludere.

Empatizzare è inevitabile. Ti ci affezioni piano piano, e poi bam, sei nella trappola. Senza via d’uscita.

In conclusione: mi mancano già

Sì, mi mancano. E no, non pensavo l’avrei detto, specie dopo tutte quelle prime pagine in cui cercavo di ricordarmi chi fosse chi e perché ci fossero così tanti soprannomi.

Grazie a Giulia (e a tutti gli altri che me l’hanno consigliato), perché avevate ragione: questo libro è particolare, intenso, divertente, doloroso e geniale.

Lo consiglio a mia volta, con la consapevolezza che entrare a Camorr è facile… ma uscirne con il cuore intatto è un’altra storia.

E io come sempre vi auguro buone letture.

Wendy @unapaginasuilibri



Lascia un commento