Recensione di La città e le sue mura incerte

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di Sara

Titolo: La città e le sue Mura Incerte
Autore: Murakami Haruki
Editore: Einaudi
Genere: Narrativa – Realismo magico
Pagine: 560
Anno: 2024

La trama

Diciassette anni lui, sedici lei. Si sono conosciuti in occasione di un concorso letterario aperto alle scuole della circoscrizione. Lui ha sfidato la timidezza e le ha lasciato il suo indirizzo, proponendole di scambiarsi delle lettere. Non sopportava l’idea di non vederla più. Vivono in città diverse e non hanno un posto per sé: ai loro sporadici incontri fa da sfondo il paesaggio urbano – i giardinetti, l’orto botanico, la stazione -, passeggiano in riva al mare o lungo il fiume, sospinti dalla promessa del futuro. È l’incanto del primo amore.

Durante le interminabili chiacchierate, lei comincia a raccontargli di una città circondata da mura altissime, con un bel fiume, tre ponti di pietra, una torre di guardia, basse colline, un orologio senza lancette che sovrasta la piazza principale, unicorni dal mantello dorato, invisibili uccelli notturni. Qui le persone conducono un’esistenza frugale, ma senza privazioni. In realtà la vera lei è lì che vive, gli confida. Quella davanti a lui è soltanto un’immagine sbiadita, un’ombra, che ha preso il suo posto. Nella città dalle alte mura lei lavora in biblioteca: dalle cinque del pomeriggio fino alle dieci di sera aiuta il Lettore dei sogni. Sarà lui a ricoprire quel ruolo, gli dice, perché possiede i rari requisiti richiesti per la misteriosa funzione. Nei mesi in cui si frequentano, lui annota ogni dettaglio di quel luogo segreto che conoscono solo loro, e che vanno costruendo insieme. Poi, all’improvviso, la ragazza scompare. Per ritrovarla, lui dovrà spingersi oltre lo spazio e il tempo e sconfiggere le temibili barriere che li separano. Ma solo chi lo desidera con tutto il cuore può superare le alte mura ed entrare finalmente nella città.

Fonte trama: Feltrinelli.itLa città e le sue mura incerte

Finalmente, tanto sudata, tanto attesa, come le tue letture, caro il mio Maestro

Eh perché sì, sarai anche tra i miei autori preferiti, ma che tu non mi faccia faticare proprio non si può dire. Perché? Ora ve lo spiego:

Murakami è un autore che ci mette poesia anche nelle più piccole azioni. Per questo motivo ti trasporta nelle sue storie con una facilità impressionante. A volte, invece tutto si complica, soprattutto se c’è di mezzo un mondo onirico dalle regole ignote, cosa alquanto pericolosa che può mandarti in blocco se non sai riconoscerla. Dal momento che mi è già successo con lui, stavolta ho agito in maniera diversa. E ha funzionato 😍

Per l’appunto, in questa sua opera ci ho visto ovviamente il Murakami di sempre, ma con sfaccettature ancora più Kafkiane. 

Dovete sapere che, quando inizio una serie, un libro, guardo un quadro o ascolto una canzone, il mio cervello fa una cosa strana (che magari strana non è): si fa un giretto nelle esperienze passate e trova quella cosa che assomiglia al libro/quadro/canzone che sto vivendo nel presente, e puntualmente ci trova una similitudine, qualcosa che si assomiglia.

Così, mentre leggevo del guardiano della Città dalle alte mura, pensavo a quello de Il Processo di Kafka. Stessa cosa quando ho letto del coniglio, il mio cervello si è chiesto “sarà mica uno di quelli che rimetteva (sì sì, proprio così) il protagonista di Lettera a una signora a Parigi, racconto che fa parte della raccolta Bestiario, di Julio Cortazar?”

Potrei fare inutili connessioni, ma questo è il modo in cui il mio cervello ricorda e collega libri che sono passati per le mie strade neuronali. 

Si tratta comunque di un certo realismo magico sì, ma come è possibile che lo racconti con tutta questa normalità? Non c’è ansia, non c’è tensione nell’attraversare mondi, nel ritrovarsi il lobo dell’orecchio morso da qualcosa (o qualcuno…). Tutto sembra reale, vivido, vero e normale, per qualcuno quasi noioso.

Cosa ho adorato di questo libro?

Il discorso del protagonista con la propria ombra. Quando Murakami decide di far parlare qualcosa/qualcuno che solitamente non ha voce, gli dona una certa saggezza (come per esempio il commendatore de L’assassinio del commendatore, il primo che ora mi viene in mente).

Ho amato anche il personaggio del signor Koyasu: anima pura, libera da ogni legge, anche dopo aver passato un dolore incolmabile che mi ha lasciato uno squarcio nel cuore.

Alla fine, nei libri di Murakami, c’è sempre una figura femminile dominante e misteriosa, insieme ad uno spirito guida che ha la funzione di guru ma che non può dare tutte le risposte alle domande del protagonista, e infatti mi sono rimasti molti dubbi. In più adoro che i personaggi siano sempre tendenzialmente solitari e introspettivi.

La scrittura dell’autore è ciò che lo rende uno dei miei autori preferiti. Il suo modo di toccare certe corde, trattare determinati argomenti spesso delicati, rende qualsiasi cosa poetica.

L’epilogo (che poi non è un epilogo) dell’autore stesso, mi ha fatto sentire più vicina a lui e capire meglio la storia.

Leggete questo libro SOLO se avete già avuto esperienza del Murakami onirico e magico.

Sara @libricitante



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