di Sara
Titolo: La vegetariana
Autore: Han Kang
Pubblicato nel 2019
da: Adelphi
Pagine: 192
Genere: Narrativa
Di recentemente ho fatto la scelta di diventare vegetariana. Non ho fatto un sogno, ma ho avuto la mia epifania personale. Di conseguenza, quando mi è stato regalato questo libro, non ho potuto non leggerlo. Di cosa parla? Vengono affrontate le tematiche che hanno influenzato la mia scelta? Oppure è qualcosa di più introspettivo? Niente di tutto questo.
E infatti ecco cosa dice il New York Times a riguardo :
“È tutt’altro che un’opera ascetica: è un romanzo pieno di sesso ai limiti del consenziente, di atti di alimentazione forzata e purificazione – in altri termini di violenza sessuale e disordini alimentari, mai chiamati per nome nell’universo di Han Kang … Il racconto di Han Kang non è un monito per l’onnivoro, e quello di Yeong-hye verso il vegetarianesimo non è un viaggio felice. Astenersi dal mangiare esseri viventi non conduce all’illuminazione. Via via che Yeong-hye si spegne, l’autrice, come una vera divinità, ci lascia a interrogarci su cosa sia meglio, che la protagonista viva o muoia. E da questa domanda ne nasce un’altra, la domanda ultima che non vogliamo davvero affrontare: “Perché, è così terribile morire?”.”
Fonte trama e foto: Feltrinelli.it
Leggo quindi il libro con un punto di vista, diciamo, interno, provando fastidi e malesseri vari.
Il fatto è che le opinioni altrui, quando fai determinate scelte, sono strazianti e spesso impertinenti. “Perché hai fatto questa scelta?” o ancora “Ma non ti manca la carne?” , “E le proteine dove le prendi?” , “Siamo nati per cacciare” eccetera eccetera. Ma una donna come la protagonista, perennemente giudicata dal marito, violentata moralmente dalla famiglia, mai apprezzata, mai compresa, non ha particolari ragioni esterne per smettere di consumare carne. Semplicemente una mattina si sveglia e questo sogno che la devasta dall’interno non le permetterà mai più di avere un rapporto sano con il cibo. Il climax che ne verrà fuori va al di là dell’eliminazione della carne o di cibi animali.
La storia si concentra su ciò che pensano della protagonista e la sua scelte tre specifiche persone: il marito, il cognato e la sorella. Nel corso della lettura, seppure il punto di vista sia esterno alla diretta interessata, si percepisce come nessun membro della sua famiglia abbia mai fatto uno sforzo per capire lei o la sua situazione. Anzi, direi tutto il contrario.
C’è sicuramente molto di più di un semplice sogno, e tutto viene preso con troppa leggerezza da chi invece dovrebbe almeno tentare di aiutarla. Ognuno di loro invece, a modo proprio, compie il gesto più semplice e meno impegnativo: fanno ciò che ritengono giusto secondo i proprio criteri o interessi.
La narrazione di Han Kang in tutto ciò è spietata e cruda. Non è essenziale avere uno stomaco forte ma di sicuro meglio non essere sensibili a temi come violenza e maltrattamenti. A fatica infatti ho tirato fino alla fine, se non grazie appunto alla scrittura dell’autrice, che dona comunque quel tocco che personalmente ritengo necessario per un libro di questa portata. Avrei voluto sbattere a terra qualsiasi cosa, odiando i famigliari in maniera viscerale, e avrei fatto di tutto pur di entrare nel libro e portare via la protagonista da quella famiglia sbagliata in cui si è ritrovata.
Ammetto anche che queste sono state delle pagine forti e pesanti, ma devo dire che tutto sommato è stata una lettura che ho sentito come necessaria.
Lo consiglio? Non saprei, è un libro tosto.
Lo rileggerei? Solo se volessi farmi del male.
È importante che sappiate: non è una lettura semplice, e proprio per questo regala molti spunti di riflessione. Di sicuro è un must.
Sara @libricitante






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