di Lawrence Block
Pubblicato nel 2017
da: Einaudi
Pagine: 300
Genere: Narrativa/Racconti
Tra i dipinti più famosi di Edward Hopper conoscerete sicuramente 𝑁𝑖𝑔ℎ𝑡ℎ𝑎𝑤𝑘𝑠.
E infatti alcuni quadri di questo pittore sembrano una scena rubata, uno scrutatore completamente estraneo ai fatti che coglie momenti intimi e li rappresenta su tela. Altri invece, sebbene sembrino dello stesso osservatore estraneo, sono più ravvicinati, quasi come richiesti dai soggetti.
La prospettiva appunto, è solitamente quella di qualcuno che sta guardando la scena da lontano, quasi come usasse uno zoom. Non si vedono i dettagli, ma si percepiscono, non si vedono chiaramente i volti, ma si notano le emozioni.

Ed è proprio questo elemento ad aver attirato la mia curiosità nei confronti di questo libro. Volevo sapere cosa vedeva Hopper attraverso la penna di scrittori del calibro di Lee Child, Stephen King, Megan Abbott o Jeffery Deaver.
Tra i racconti che mi sono rimasti impressi
Lo spogliarello
Inizialmente confusionario. Lui sta dipingendo una spogliarellista, la musa è sua moglie. Femminista oppure no, ha due punti di vista. La prima parte è molto frustrante. Il marito della protagonista è violento e lei è succube del suo modo di amare. La seconda parte è provocatoria. Un giorno lui le chiede “tu come lo faresti” e lei non risponde. Ma lo farà più avanti quando, una volta sbirciato il dipinto, scoprirà chi in verità viene raffigurata sulla tela.

La storia di Caroline
Una storia tristissima, ma non quel triste che ti porta nell’oblio, se non più una tristezza lieve, pacifica, che si raccontata in maniera delicata e da due diversi punti di vista: Hannah e Grace hanno sofferto da sole e insieme in maniere diverse, per poi incontrarsi di nuovo dopo 40 anni. Una figlia ritrovata, una famiglia riscoperta. Piantino assicurato.
Soir Bleu
È un sogno? un incubo? sembra una descrizione onirica del quadro in questione. Un’aspra riproduzione di un ricordo d’infanzia, dell’opera di Pierrot e del quadro di Hopper in sé. È un groviglio, tutto ingarbugliato di “ora questo, ora quello”. Finale perfetto.
Il Proiezionista
Solitario e indipendente, il protagonista è un bambino ormai adulto, vittima di violenza da parte del padre, si deve rapportare nel presente, ancora un volta, con dei fantasmi del passato. Molto schietto, scritto in maniera impeccabile e concluso in egual maniera. Penso che sia proprio così che un racconto deve essere.

🖤 Da amante delle raccolte di racconti, mi piace pensarli come segmenti di una linea retta e infinita. Hanno un inizio e una fine perché devono partire da un punto che non è necessariamente l’inizio, per arrivare ad un altro che non è necessariamente la fine.
Sara @libricitante





Lascia un commento