Memoria dell’Olocausto: Consigli di Lettura per il 27 Gennaio

giornata della memoria

In occasione della Giorno della Memoria istituito per ricordare le vittime della Shoah, vi proponiamo dei consigli per approfondire questa giornata.

La Giornata della Memoria, celebrata ogni anno il 27 gennaio, è stata istituita per ricordare le vittime dell’Olocausto e delle persecuzioni nazifasciste durante la Seconda Guerra Mondiale.

Questa ricorrenza serve a mantenere viva la memoria di quegli eventi, promuovendo la riflessione sull’importanza dei diritti umani e sull’impegno collettivo a prevenire l’odio, la discriminazione e il razzismo in tutte le loro forme.

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.

– Primo Levi

Vi consigliamo 5 libri che trattano il tema della memoria:

La banalità del male di Hannah Arendt.

Otto Adolf Eichmann, catturato in un sobborgo di Buenos Aires la sera dell’11 maggio 1960, trasportato in Israele nove giorni dopo in aereo e tradotto dinanzi al Tribunale distrettuale di Gerusalemme l’11 aprile 1961, doveva rispondere di quindici imputazioni, avendo commesso, “in concorso con altri”, crimini contro il popolo ebraico, crimini contro l’umanità e crimini di guerra sotto il regime nazista, in particolare durante la Seconda guerra mondiale. Hannah Arendt va a Gerusalemme come inviata del “New Yorker”. Assiste al dibattimento in aula e negli articoli scritti per il giornale sviscera i problemi morali, politici e giuridici che stanno dietro al caso Eichmann. Ne nasce un libro scomodo: pone le domande che non avremmo mai voluto porci, dà risposte che non hanno la rassicurante certezza di un facile manicheismo. Il Male che Eichmann incarna appare alla Arendt “banale”, e perciò tanto più terribile, perché i suoi servitori più o meno consapevoli non sono che piccoli, grigi burocrati. I macellai di questo secolo non hanno la “grandezza” dei demoni: sono dei tecnici, si somigliano e ci somigliano.

Modernità e olocausto di Zygmunt Bauman

Sia la memoria collettiva sia la letteratura scientifica hanno tentato di eludere il significato più profondo dell’olocausto, riducendolo a un episodio della storia millenaria dell’antisemitismo o considerandolo un incidente di percorso, una barbara ma temporanea deviazione dalla via maestra della civilizzazione. A queste rassicuranti interpretazioni l’autore contrappone una spietata analisi di quanto accadde nei campi di sterminio non come una sorta di “malattia” sociale, ma come fenomeno legato alla condizione “normale” della società. Secondo Bauman l’olocausto è inestricabilmente connesso alla logica della modernità così come si è sviluppata in Occidente. La razionalizzazione e la burocratizzazione tipiche della civiltà occidentale sono state condizione necessaria del genocidio nazista: esso fu l’esito dell’incontro fra lo sconvolgimento sociale causato dalla modernizzazione, con il suo portato di angosciose insicurezze, e i poderosi strumenti di ingegneria sociale creati dalla modernità stessa. La lezione dell’olocausto va dunque appresa nella sua radicalità, specie in un mondo ancora una volta travagliato da concitate trasformazioni e rinnovati problemi di convivenza fra culture ed etnie.

Dialettica negativa di Theodor W. Adorno

Scritta tra il 1959 e il 1966 è l’opera più organica e probabilmente il vertice filosofico di Adorno, il sistema di un pensatore profondamente antisistematico. Dopo un’introduzione in cui lo spirito di sistema viene contrapposto al procedimento dell’esperienza filosofica, Adorno avanza una critica dell’ontologia e delinea il movimento della dialettica negativa, che culminando nel riconoscimento del primato dell’oggetto, diventa dialettica materialistica, ma di un materialismo “senza immagini”, opposto alla “coscienza reificata” del materialismo dialettico. La dialettica negativa viene poi applicata a “modelli” che corrispondono ad alcuni concetti chiave della filosofia: la libertà, la storia e la metafisica.

Minima moralia. Meditazioni della vita offesa di Theodor W. Adorno

È passato ormai più di mezzo secolo dagli anni in cui Adorno scrisse queste Meditazioni della vita offesa, che, ormai sottratte alle indigestioni e forzature ideologiche degli anni Settanta, possono essere considerate nella loro prospettiva di ultimo classico tedesco. Attraverso centocinquantatré aforismi, con un’attitudine apparentemente divagante, Adorno ricompone l’intero orizzonte della vita sociale, politica, culturale dell’uomo occidentale, senza rinunciare mai all’idea di un suo possibile riscatto.

La memoria, la storia, l’oblio di Paul Ricoeur

L’opera di Paul Ricoeur si divide in tre parti: dedicate rispettivamente a una fenomenologia della memoria, a un’epistemologia della storia e a un’ermeneutica della condizione storica. Lontano da una visione totalizzante delle vicende umane riunite in una filosofia della storia, Ricoeur conduce un’ermeneutica della vita umana che, svolgendosi nel tempo, è storica e come tale intessuta di memoria e oblio.

Quel che ora penso veramente è che il male non è mai ‘radicale’, ma soltanto estremo, e che non possegga né profondità né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare il mondo intero, perché si espande sulla superficie come un fungo. Esso ‘sfida’ come ho detto, il pensiero, perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, di andare alle radici, e nel momento in cui cerca il male, è frustrato perché non trova nulla. Questa è la sua ‘banalità’. Solo il bene è profondo e può essere radicale.

– Hannah Arendt

Due Letture Bonus:

Uno psicologo nei lager di Viktor E. Frankl

Recensione di Wendy.

“Uno psicologo nel lager” racconta un’esperienza che nessuno di noi vorrebbe mai vivere, ma che Viktor Frankl ha trasformato in una straordinaria riflessione sul significato della vita anche nelle condizioni più disumane.

Immaginate un terapeuta catapultato in un luogo dove non c’è spazio per la mente o per il cuore, eppure Frankl, con la sua incredibile lucidità per una situazione del genere, analizza come l’uomo possa trovare uno scopo anche in mezzo alla disperazione.

Non aspettatevi lezioni di psicologia tradizionale o tecniche di rilassamento, qui si parla di sopravvivenza pura, di come aggrapparsi alla speranza quando tutto sembra perduto. È un libro che ti scuote, ti fa riflettere e ti invita a guardare alla tua vita con una prospettiva nuova, ricordandoti che, anche nei momenti più bui, possiamo scegliere come affrontare ogni cosa.

Un libro intenso, crudo e capace di strapparti una riflessione anche sulle piccole sciocchezze che ci fanno arrabbiare ogni giorno.

In definitiva, una lettura che non solo ti insegna qualcosa di profondo, ma che ti lascia un senso di rispetto e uno spunto di riflessione sulla resilienza umana.

Lasciami andare, madre di Helga Schneider

Recensione di Sara.

Lasciami andare, madre è un memoir intenso e struggente in cui Helga Schneider affronta uno dei momenti più dolorosi della sua vita: il confronto con la madre, che abbandonò lei e suo fratello negli anni Quaranta per unirsi alle SS e dedicarsi al fanatismo nazista.

Dopo decenni di separazione, Helga si reca nella casa di riposo dove la madre ormai anziana vive, sperando in un pentimento o almeno in una spiegazione. Tuttavia, ciò che trova è un’amara conferma: la madre non si è mai distaccata dalle sue convinzioni, né ha mostrato rimorso per le atrocità commesse.

Il libro, scritto in uno stile diretto e privo di orpelli, è un doloroso viaggio nella memoria, nella ricerca di risposte e, soprattutto, nella fatica del perdono. La narrazione esplora temi universali come il tradimento, il legame genitoriale e il peso del passato, ponendo il lettore di fronte a interrogativi difficili: è possibile perdonare l’imperdonabile?

Schneider, con una scrittura sobria ma profondamente emotiva, ci offre una testimonianza toccante e inquietante sulla complessità delle relazioni familiari, rendendo impossibile rimanere indifferenti. Lasciami andare, madre è un libro che scuote l’anima e spinge a riflettere sul senso di giustizia, responsabilità e riconciliazione.

Quelli che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo.

E se questi titoli ancora non vi bastano, qui ci sono delle uscite recenti da recuperare assolutamente:

Se invece volete recuperare qualche film sull’argomento, questi sono i nostri consigli:

  • Vento di Primavera, film del 2010 diretto da Roselyne Bosch con Jean Reno e Mélanie Laurent.
  • La Zona d’Interesse, film drammatico del 2023 scritto e diretto da Jonathan Glazer, vincitore di due premi Oscar: miglior film internazionale e miglior sonoro.
  • Jojo Rabbit, film del 2019 scritto, diretto, co-prodotto e co-interpretato da Taika Waititi.



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