La Prosa Unica di Antonio Capozzi: Un Viaggio Narrativo

Titolo di viaggio – di Antonio Capozzi

Pubblicato nel 2024
da: Bookabook
Pagine: 143
Genere: Narrativa

Trama

Senza sapere bene come ci sia arrivato, il protagonista si ritrova a viaggiare su un treno fianco a fianco con degli sconosciuti, che in qualche modo hanno un che di familiare. Non sa bene dove è diretto, ma sa che ha una destinazione. Giunto il momento di far vedere il proprio biglietto al controllore, scopre di esserne sprovvisto e che, per poter viaggiare, serve invece un titolo di viaggio, il titolo di una storia da raccontare. Tutto può succedere ed essere raccontato su questo treno e così il lettore scoprirà il regno di BelloScritto o le avventure del temibile serial killer che si ispira a famosi quadri surrealisti; o ancora sentirà la storia di un orecchino destinato a far finire i grandi amori, quella di un’impiegata particolare o di chi cerca in tutti i modi di far perdere la calma a chi invece sembra accettare con filosofia ogni sventura. Alla fine, però, si ritroverà al bar di Aldo, dove ogni problema ha sempre una soluzione.

fonte: https://www.mondadoristore.it/Titolo-di-viaggio-Antonio-Capozzi/eai979125599171/

Recensione

Immaginate di essere su un treno e ritrovarvi senza biglietto, non un documento, una destinazione, nulla che possa garantire per voi il posto né la destinazione.
Immaginate ora che invece possiate raccontare una storia e questo sia l’unico modo per poter restare sul treno.

Utilizzando una delle tecniche narrative più antiche, quella del teatro nel teatro, l’autore ci porta in viaggio con i passeggeri, i quali racconteranno una storia ciascuno.

Curiosi, divertenti e insoliti, vi troverete in mondi paralleli (e non) che in realtà già conoscete.

Personalmente, ho trovato positivamente “fuori dalla norma” la prosa e le storie immaginate dall’autore. Ognuna di loro ha saputo suscitare in me diverse emozioni a volte agli antipodi, come per esempio nel racconto La favola della buonamorte

 La morte non è come la immaginiamo. Lei è una delle tante impiegate che devono “chiudere le pratiche” terrene e far quadrare i conti con il mondo dei morti. Ma un episodio inaspettato la porterà a compiere un gesto umano. Ivo ha deciso di mettere fine alla sua vita troppo presto, per questo non risulta nelle liste e nel caos delle faccende di 3006, la morte in questione. Si ritroverà catapultato nel mondo dei morti senza aver ancora esalato l’ultimo respiro. 

Una vicenda triste che l’autore riesce a smorzare usando toni e ambientazioni di tutti i giorni. Personificando entità astratte e dando vita a cose inanimate, mentre il nucleo del racconto è esattamente l’opposto.

Io che appunto amo e apprezzo i giochi di parole, già dal primo racconto Al salvataggio di BelloScritto non ho fatto che sorridere in continuazione. Ancora una volta, l’autore ha saputo raccontare la realtà usando espedienti narrativi di fantasia e creando situazioni realistiche in un mondo che non esiste. I Reggenti di BelloScritto sono infatti i verbi Essere e Avere, che, preoccupati della piega che sta prendendo la grammatica, tra anglicismi e gergalismi, chiederanno a tutta la punteggiatura di tentare di salvare il loro mondo.

Sul finale arriva un non-colpo di scena, qualcosa che in realtà già conosciamo ma che non ci aspettiamo. Se il nostro viaggiatore deve raccontare una storia come proprio titolo di viaggio, si scoprirà poi che la storia è proprio l’espediente narrativo in sé. Un intreccio, un loop (per utilizzare un anglicismo, tanto odiati dai Reggenti).

Ringrazio l’autore per la copia.

Sara @libricitante.



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